Mauro Romano, 45 anni di misteri: il caso della scomparsa

Un bambino scompare nel nulla nel Sud Salento: da allora sono passati 45 anni e il caso di Mauro Romano è ancora un mistero senza soluzione.

I genitori di Mauro Romano in tv chiedono verità – Ultimaparola.com

Il piccolo Mauro Romano sparì nel 1977 ad appena sei anni in provincia di Lecce e non fu più ritrovato: da allora, i genitori hanno sempre cercato di raggiungere la verità su quanto accaduto, senza mai riuscirci. Giornalisticamente parlando, la vicenda è stata ripercorsa in tutte le salse e soprattutto Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni hanno provato a rintracciare la verità in un libro dal titolo Storia di una scomparsa, che definisce quello del bambino come il caso di rapimento più lungo della storia.

Dal caso di Denise Pipitone a quello di Mauro Romano

I genitori di Mauro Romano – Ultimaparola.com

Il giallo della scomparsa di Mauro Romano è uno di quei casi che ha legami con altre vicende, cold case mai risolti oppure con diversi punti oscuri. I due autori di Storia di una scomparsa, ad esempio, arrivano a questa vicenda indagando prima sui Testimoni di Geova in un libro inchiesta, poi sul caso di Sarah Scazzi. Da Racale, il paese da cui sparisce il bambino, ad Avetrana, dove viene uccisa la Scazzi, c’è un’oretta di auto e un filo sottile che sembra legare le due vicende.

Ma c’è anche un altro rapimento che sembra legato al caso di Mauro Romano ed è quello di Denise Pipitone: un caso, quest’ultimo, che ha sicuramente avuto molta più risonanza nell’opinione pubblica. Sicuramente, in molti ricorderanno il caso della ragazza russa che sosteneva di essere la bambina scomparsa da Mazara del Vallo e chiedeva il test del Dna. Nello stesso periodo, i media ripescavano il caso di Mauro Romano, portando avanti la tesi della famiglia secondo la quale il bambino scomparso poteva essere lo sceicco Mohammed Al Habtoor.

Pista araba per Mauro Romano – Ultimaparola.com

La famiglia chiedeva addirittura di incontrare il giovane arabo e che questi venisse sottoposto a test del Dna, proprio come avvenuto – peraltro come noto senza esito – con la ragazza russa. Molte trasmissioni davano spazio a questo caso, mentre più di qualcuno storceva il naso, sottolineando come questo non fosse un metodo adeguato per arrivare a una possibile verità. In questi giorni, sono 45 anni dalla scomparsa del bambino di Racale e di piste inconcludenti, compresa quella araba, ce ne sono state molte. L’unica certezza è che qualcuno sa, ha visto e non parla: il muro di omertà, come sempre, è difficile da scalfire.

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