Rivoluzione auto: il cambiamento manda in crisi il settore e scatena il panico

Brutte nuove per i professionisti delle quattroruote che dovranno fare i conti con una vera e propria rivoluzione nel mondo delle auto. Cosa sta succedendo.

Auto nuovo regolamento concessionari
Delle auto (Pixabay)

Il nuovo regolamento Vber voluto dalla Comunità Europea e in vigore dal prossimo 1° giugno spaventa molto i professionisti del settore, che si trovano davanti a uno scenario allarmante.

Oggigiorno ci sono diversi modo per utilizzare un’auto e l’opzione di comprarla non è l’unica, visto che le società di noleggio saltano fuori come funghi e il car sharing è un fenomeno che sta sempre più prendendo piede.

Per chi a Bruxelles ha studiato le nuove regole si tratta della solita difesa dello status quo e delle posizioni dominanti, così come è successo per altre categoria” si legge nell’articolo che ha dedicato alla novità La Repubblica.

I prezzi saranno imposti dalle case automobilistiche e noi non avremo margini di trattativa né con i clienti né con chi produce” ha spiegato, chiaramente preoccupato, il presidente di Federauto Adolfo De Stefano Cosentino.

Auto, Bruxelles cambia le carte in tavola

Con il nuovo regolamento imposto da Bruxelles, il singolo dealer o concessionario tenderà a scomparire o a ridursi drasticamente, e la gestione principale sarà tenuta direttamente dalle case produttrici, lasciando quindi loro sempre meno margine.

Una situazione che secondo i titolari di concessionaria, porterà a minori sconti e agevolazioni e un aumento esponenziale delle vetture. “Diventeremo dei meri esecutori di scelte che si prenderanno nei quartier generali dei gruppi. A perderci non sarà solo la nostra categoria, ma i consumatori che non potranno più avere sconti, mentre le case imporranno i prezzi e aumenteranno i margini” ha detto sempre De Stefano Cosentino. Ma i problemi non sono finiti certo qui, perchè le conseguenze saranno ancora più catastrofiche.

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Stando alle loro stime, si assisterà anche a una perdita imponente di posti di lavoro: attualmente ci sono circa 120.000 persone in Italia che operano nel settore. Di queste circa il 50/60% è destinato a perdere il posto.

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