Torna la peste bubbonica, una scoperta sconvolgente: qualcosa di assurdo mai rinvenuto sinora

Scoperta sconvolgente: sono state rivelate delle tracce di peste bubbonica in un corpo sepolto tremila anni e mezzo fa

Peste scoperte tracce
Peste (instagram)

La peste bubbonica ha fatto una vera e propria strage nel periodo medievale: infatti, era presente nel continente europeo già 3.300 anni fa. Il genoma di Yersinia pestis era il batterio all’origine peggiore che l’umanità avesse mai conosciuto. Ha fatto un vero e proprio sterminio all’epoca e ancora oggi viviamo un po’ nel terrore di poter rivivere una cosa del genere.

A gran sorpresa, è stato individuato quel batterio in un individuo risalente alla fine dell’età del bronzo che è stato sepolto nel dolmen di El Sotillo, una grande tomba di famiglia a Leza. Il fatto che l’uomo abbia goduto di uno status elevato, come si può notare dai corredi funerari con i quali venne sepolto.

Scoperte tracce di peste bubbonica in un corpo di 3mila anni fa

A migliaia di chilometri di distanza e solo 500 anni prima, un altro uomo era morto proprio per questa causa nella regione di samara. Lo studio fa luce e pone numerosi interrogativi sulle origini della peste nera.

Quando hai un dente umano ed estrai tutto il DNA, la stragrande maggioranza, il 99%, appartiene a microrganismi che colonizzano il corpo e, a volte, trovi l’agente patogeno che lo ha ucciso“ ha spiegato Inigo Olalde, dell’Università dei Paesi Baschi (UPV). La presenza di quel batterio ha rivelato anche la causa della morte. Infatti, se avesse sofferto della peste, non ci sarebbe stata alcuna traccia dei batteri.

Dunque, l’analisi che è stata fatta, ha rivelato che per almeno 2.500 anni convissero due ceppi geneticamente differenziati: uno capace di infettare la pulce come vettore di trasmissione, e l’altro come metodo di trasmissione.

LEGGI ANCHE—>Charlene di Monaco sottoposta a delicato intervento: cosa è successo alla Principessa

LEGGI ANCHE—>Maradona, la sua era la macchina più famosa della storia: prezzo esorbitante – FOTO

“Il recupero del DNA da agenti patogeni antichi è un’area di ricerca molto giovane. Abbiamo solo 30 genomi di questo batterio nella preistoria. Occorre trovare di più per avere una risposta” ha concluso l’insegnante della nota università.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.