Chernobyl, 36 anni dal disastro nucleare: quali sono i rischi ancora presenti e cosa è cambiato da allora

E’ il 26 aprile di 36 anni fa quando l’Europa si sveglia con la notizia sconvolgente dell’esplosione a Chernobyl. Un disastro nucleare che oggi ritorna presente più che mai.

Disastro Chernobyl oggi
Chernobyl il 26 aprile del 1986 (screenshot Instagram)

Dopo 36 anni esatti dal disastro che sconvolse l’Europa intera, Chernobyl torna sotto i “riflettori” e la paura è la stessa. La centrale nucleare, oggi dismessa e posta in sicurezza dopo la tragedia del 1986, è da quasi due mesi al centro di una grandissima preoccupazione da parte della NATO e del mondo intero, per ciò che potrebbe accadere.

Le forze militari russe, dal 24 febbraio impegnate nel conflitto contro l’Ucraina, fin da i primi giorni di attacco hanno mostrato di avere grande interesse per la centrale, iniziando un combattimento proprio nei pressi della struttura, infiltrandosi addirittura nella cosiddetta Foresta Rossa, la zona a più alta densità di contaminazione nell’arco di 30 km, andandosene solo il 31 marzo scorso.

Ciò ha preoccupato enormemente la comunità scientifica, con gli specialisti che si sono detti sicuri che ai soldati, a causa dell’esposizione e dello smottamento del terreno circostante, non rimanga più di un anno di vita e con Valeriy Simyonov, l’ingegnere a capo della sicurezza dell’impianto, che ha ammesso di aver vissuto la “peggiore situazione dei miei ultimi 30 anni trascorsi lì”. Ma perchè c’è tanto timore?

Chernobyl: il disastro del 1986 e le possibili ripercussioni odierne

E’ da poco passata l’1 di notte, quel 26 aprile 1986, quando, a causa di un errore, il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, 100 km da Kiev, allora facente ancora parte dell’URSS, esplode, perdendo il coperchio di sicurezza sopra il suo “nocciolo” e spandendo una vasta nube tossica sull’Europa. I danni sono incalcolabili: 65 le vittime di quella notte, 4.000 quelle seguenti stimate dall’ONU e centinaia di migliaia le persone sfollate.

 

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Migliaia i morti in seguito a tumori e leucemie provocate dalla radioattività, che in quei terribili giorni e mesi registra livelli di guardia in Finlandia, Svezia e l’Italia stessa, solo per citare alcuni Paesi dell’area europea. La paura oggi è che le recenti operazioni belliche nella zona possano aver peggiorato una situazione già fortemente critica.

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Non si sa, infatti, se gli attacchi e i bombardamenti di quei primi giorni da parte dei combattenti russi possano aver danneggiato gli impianti, e Josep Borrell, Alto Rappresentante della Ue e Kadri Simson, commissaria europea all’Energia, oggi, nell’anniversario del disastro chiedono fortemente a Mosca di ridare il controllo della centrale all’Ucraina, evitando ogni altra azione contro impianti nucleari. Il rischio c’è, e non va sottovalutato a nessun costo.

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