Crede per anni di avere il morbo di Alzheimer: poi l’inaspettata scoperta e la svolta

Ha dell’incredibile quello che è accaduto a un’insegnante di cinquant’anni che per molto tempo era convinta di una cosa sbagliata.

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Un medico in un laboratorio (Pixabay)

Si tratta di una storia piuttosto particolare quella che ci piacerebbe approfondire nelle prossime righe. Una situazione che, però, non ha origine negli anni recenti, bensì, al contrario, risale a più di trent’anni fa.

Tuttavia, al di là della drammaticità della vicenda, alla fine, pare che le cose siano migliorate per la donna coinvolta in questa bislacca condizione. Cominciamo, allora a renderci conto chi è la protagonista di questa disavventura.

Lei è una signora, di circa cinquant’anni, che, secondo quanto è stato riportato, in passato, e per l’esattezza nel 1989, aveva iniziato ad avere alcuni disturbi piuttosto seri che naturalmente le condizionavano la vita.

In particolare, Pauline Bowie, insegnante scozzese e madre di tre figli, nonostante non sia in età decisamente avanzata, da tempo aveva iniziato a soffrire di quello che lei credeva essere il morbo di Alzheimer.

I sintomi erano riconducibili a questa malattia e nel corso del tempo aveva anche consultato decine di medici per essere sicura che fosse proprio questo il disturbo.

D’altra parte sembrava tutto confermarlo; i suoi ripetuti mal di testa, i dolori muscolari e soprattutto un grave problema alla memoria che non le consentiva di ricordare fatti recenti.

Comunque sia, non è passato molto da quanto, invece, alla fine, si è accorta che non era questa la problematica che la stava tormentando per molte decadi.

L’incredibile scoperta di Pauline

L’idea giusta fu quella di mandare dei campioni di sangue a un laboratorio tedesco che si è preso la briga di analizzare il materiale. In seguito, fu scoperto che in realtà la donna era inconsapevolmente affetta dalla malattia di Lyme.

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Una zecca (Facebook)

Questa infezione batterica, quindi, fu causata da una zecca che la morse negli anni Ottanta. Finalmente, quindi, arrivò la soluzione tanto sperata. Una volta riconosciuta chiaramente di che cosa si trattava, ha quindi potuto prendere gli antibiotici adatti.

La terapia che le fu stata assegnata durò per qualche mese, ma, passo dopo passo, riuscì a rimettersi in sesto e persino a ricominciare ad avere una buona memoria.

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Da quel momento, quindi, Pauline, che lo considera come una rinascita, in Scozia si impegna per sensibilizzare riguardo a questo problema e si batte per la concessione dei test, con l’obiettivo di farli diventare accessibili ad ogni persona.

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