Musica

Movin’k: “Il talento e’ una goccia di divino che si riversa nell’anima”

Oggi vi presentiamo i Movin’k, gruppo musicale rock, pop e prog. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere e incontrare i componenti della band

Oggi vi presentiamo i Movin’k, gruppo musicale rock, pop e prog. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere e incontrare i componenti della band: Salvatore Gagliano (chitarra), Federico Mongelli (batteria), Riccardo “L” Sostene (basso) e Maria Rita Briganti (voce). I Movin’K pubblicano il loro nuovo album Waitin’ 4 The Dawn e il singolo d’esordio è Beyond, brano incentrato sulla comunicazione, argomento molto trattata all’interno dell’album. Racconta il matrimonio dell’autore, Francesco K Epiro, che all’epoca della stesura si stava sgretolando fra le incomprensioni alimentate dalla quotidianità e dalle necessità materiali in cui affogavano i sentimenti, seppur sinceri ed ancora presenti.

Vi riportiamo l’intervista completa rilasciata in esclusiva per ultimaparola.com:

Come è nata l’idea di formare un gruppo?

E’ più un’attitudine istintiva che un’idea…senti dentro te una forte passione emotiva per la musica e hai bisogno di condividere questo entusiasmo che scuote i tuoi pensieri; riconosci la vibrazione che pulsa nel tuo cuore negli sguardi e nelle parole di alcune persone che incontri e in modo assolutamente naturale ti ritrovi a dire: “Ho tante di idee, mettiamo su una band e spacchiamo il mondo!”. Poi non spacchi il mondo, ma con gli anni sviluppi un senso di appartenenza alla musica e alle persone che amano ciò che fai e si riconoscono nelle tue note e nelle tue parole.

Com’è nato il nome della band visto la sua particolarità?

Il nome ha un significato preciso e riflette in due parole molti aspetti di un percorso esistenziale…volevamo qualcosa che rappresentasse due opposti che trovano comunque armonia nella loro unione; la ricerca dell’equilibrio fra le nostre ombre e la nostra Luce e’ uno dei concetti fondamentali del nostro cammino e ci piaceva l’idea di rappresentare già con il nome il senso di viaggio fra questi opposti. Movin’ e’ una parola inglese bellissima poiché rappresenta il movimento nei suoi diversi aspetti, si usa per quello fisico ma anche per quello interiore delle proprie emozioni, “to be moved” ovvero commuoversi, reagire emotivamente; la K e’ una lettera che ha un impatto grafico molto forte, può rappresentare algebricamente una sorta di costante che ben si oppone al movin’ ma nello stesso tempo lo completa creando il significato definitivo di “in costante movimento”, dove si intende come un viaggio continuo del proprio percorso umano alla ricerca di una personale identità spirituale.

C’è qualche cantante o gruppo a cui vi ispirate? Cosa significa per voi avere talento?

Le nostre canzoni sono le traduzioni in musica delle nostre emozioni e non seguono un percorso prestabilito di etichetta in cui la necessità di rappresentare un determinato genere musicale condiziona la produzione e la stesura degli arrangiamenti. Ce ne fottiamo alla grande e in questo siamo in un certo senso “prog”, non tanto nell’esposizione stilistica ma nella concettualità di non porsi limiti ed esplorare ogni confine che la musica ti presenta. Questo fa sì che tutte le nostre influenze musicali in qualche modo si riversino nelle nostre creazioni, alcune in modo più esplicito, alcune più nascoste nel sottobosco degli arrangiamenti. Pink Floyd, Dire Straits, Police, Toto ed U2 sono probabilmente le band “classiche” che hanno maggiormente esaltato i nostri cuori, insieme ad artisti solisti quali Peter Gabriel, Prince, Sting, Springsteen, Stevie Wonder; più avanti con gli anni Pearl Jam, Radiohead, Depeche Mode, Dave Matthews Band, Muse; dalla musica più dura Rage Against The Machine, Metallica e Dream Theater; dal prog Jethro Tull e Supertramp; dall’Italia Dalla, Gaber e Vasco; e poi artiste come Tracy Chapman, Tori Amos, Noah; e poi e’ meglio fermarci che la lista e’ lunga.

Il talento e’ una goccia di divino che si riversa nell’anima di un artista e genera un oceano di Luce che illumina il mondo; il talento e’ qualcosa che prescinde dalla preparazione tecnica, dallo studio, dai mezzi, dalle collaborazioni; il talento e’ Prince, Mozart, Miles Davis, Jimi Hendrix; Dio ispira ogni nota di ogni artista, ma di tanto in tanto decide di cantare o suonare Lui stesso attraverso la voce o lo strumento dei pochi eletti in cui davvero si può riconoscere il dono del talento.

Rispetto al passato ci sono molti programmi per ascoltare e comprare una singola canzone, mi riferisco ad Apple Music, Spotify o Deezer. E’ più’ facile divulgare la propria musica oppure le case discografiche hanno lo stesso potere?

Nella società moderna il reale veicolo che determina il successo o meno di un progetto e’ la visibilità; e’ vero che ora il mercato discografico e’ più accessibile e con spese maggiormente contenute, ed e’ vero anche che attraverso il web si possono avere le stesse vetrine delle grandi produzioni. Ma se anche puoi essere presente su ogni piattaforma digitale o su ogni canale web video, per poterti ascoltare uno ti deve cercare, e per cercarti deve conoscerti. Le radio, e ancor di più la televisione, hanno ancora un potere molto forte nel condizionare le scelte del pubblico e le major discografiche hanno ancora un potere economico e mediatico tanto forte da determinare le proposte di radio e televisione. Quindi magari 20 anni fa arrivavi a 100 persone e ora arrivi a qualche migliaio; si vendono meno cd ma molte più persone ascoltano le tue canzoni; e magari se hai una particolare abilità ad usare tag e trucchi per aumentare esponenzialmente la tua visibilità raggiungi importanti risultati. Ma il successo commerciale di massa rimane una questione più legata alla massa mediaticità che all’arte.

Selfie con il treno in corsa, travolti in tre: morto un ragazzo di 13 anni; quando leggete questo tipo di notizie maledite la stupidità umana oppure l’incoscienza dei ragazzini di oggi?

Quando muore in questo modo un ragazzino di 13 anni non esistono parole adatte a spiegare o commentare quest’assurdità. Nessuno di noi conosce i pensieri e le motivazioni di quei giovani né tantomeno comprendere cosa porti ad un atto così stupido e tragico. Due di noi sono già padri e chi lo è sa che non si dovrebbe mai sopravvivere ai propri figli per nessun motivo, figuriamoci perdere il tuo bambino in questo modo. Possiamo solo generalizzare il discorso alla sempre più diffusa fragilità nel considerare la vita come un sacrificio, un supplizio, un gioco, una lotta, un rifiuto, una goliardata, un’agonia, un fattore alienante e quasi mai come un dono prezioso quale e’. Pensiamo agli sguardi di bambini che subiscono il terrificante dramma della guerra, che non sono neanche in grado di sognare una vita come la nostra e non potrebbero comprendere come gettare così facilmente questo dono nel nulla. Al di là dell’episodio della domanda, in quanti milioni di modi futili e stupidi mettiamo in pericolo la nostra esistenza? Lo stesso senso e bisogno che diamo alla necessità di trasgredire e’ distorto. Droga, alcol, violenza, insensata spericolatezza per reagire all’alienazione cui ci conduce questa società corrotta e dispotica; e così reagendo altro non facciamo che alimentare noi stessi la distruzione dell’essere cui silenziosamente e’ rivolta la società che combattiamo. Combatti, ribellati e manda tutto a farsi fottere, sempre, ma rivendicando il diritto alla libertà dell’essere, inneggiando alla vita e ringraziando il Cielo per ogni momento concesso al nostro respiro. La vera trasgressione e’ celebrare la vita ogni istante e proteggere la propria esistenza tutelando quella del prossimo. Coltivare maggiormente la nostra spiritualità può essere una via per evitare tragedie come questa.

A 5 anni dalla morte del cantautore a ricordarlo è Paola Pallottino, paroliera di “4/3/1943”: “Lucio sapeva essere bugiardo, generoso ma anche tirchio – su di lui hanno sempre pesato la mancanza del padre e la mamma ingombrante” Avete mai pensato di scrivere oppure riadattare un testo di questo straordinario artista ..?

Nel nostro essere sempre stati più rivolti ad una musica di radice internazionale, nei nostri gusti personali e nella nostra creatività, Lucio Dalla e’ sempre stata una delle poche eccezioni cantautorali italiane che abbiamo spesso celebrato e citato. Dalla era un artista unico, folle, emozionante, innovativo, sempre attento alle realtà musicali più creative. Fra i ’70 e gli ’80 ha creato veri capolavori, come l’album Com’e’ profondo il Mare, Dalla e Lucio Dalla. E anche negli ultimi anni della sua carriera e’ sempre risultato curioso e imprevedibile, a volte disturbante, un vero genio. Non ci e’mai capitato di confrontarci con una sua canzone, non escludiamo di farlo in futuro, anche se è sempre rischioso confrontarsi con artisti di tale calibro; bisognerebbe trovare un’idea molto personale nel riadattare una sua canzone, la semplice emulazione risulterebbe inadatta. Solo Lucio può cantare Lucio.

Nella prossima copertina di Rolling Stone Papa Francesco sarà il protagonista; per la rivista è un “papa pop” e celebra Bergoglio, il pontefice «che ha conquistato tutti i giovani con le sue parole di attenzione agli ultimi e ai più poveri. Siete della stessa idea? Nei vostri testi troviamo più la speranza che l’uomo se la cavi da solo oppure con l’aiuto di una forza più grande, mistica?

Il dialogo continuo con Dio, la necessità di coltivare la propria spiritualità e muoversi grazie all’ispirazione divina e’ uno dei nostri temi centrali e anche uno dei concetti alla base del nostro ultimo lavoro Waitin’ 4 the Dawn. La tensione mistica e l’incessante azione celeste nei nostri cuori e’ qualcosa in cui crediamo fortemente ma anche l’individualità del singolo agli occhi di Dio. Il rapporto con Dio e’ qualcosa di assolutamente intimo, esclusivo e personale, e Dio si rivolge ad ognuno di noi con infinito amore, comprendendo ogni nostra debolezza. Il confronto con il divino non deve essere qualcosa che ci porta a sentirci giudicati, condannati o umiliati ed esclusi, ma una forza dirompente e rassicurante che ci fa sentire compresi, amati e liberi. Un confronto che può portare solo ad un’evoluzione luminosa, regalandoci più volte nella vita meravigliose epifanie grazie alle quali risorgere dalle nostre macerie, che inesorabili inseguono i nostri sbagli e le nostre sconfitte, e tornare a credere in noi e nella nostra capacità di riconoscere la Luce e rifiutare il buio. L’autore dei nostri testi e’ dichiaratamente e profondamente Cristiano, ma fortemente critico verso la chiesa cattolica ed in generale verso le istituzioni religiose e le loro contraddizioni dogmatiche, il loro uso distorto della fede a favore di logiche politiche di potere, i fanatismi ed in generale qualsiasi forma di estremismo, soprattutto quando viene tradotto in forme di violenza fisica, psicologica o culturale. La fede e’ libertà, la fede non conosce odio, l’odio non ha nessun Dio. Per questo motivo la forte componente spirituale delle tematiche della band e’ altrettanto fortemente non-religiosa, e l’esplicita identità cristiana non corrompe un messaggio che invita ad una ricerca spirituale libera, profonda e sempre tollerante e solidale nei confronti del prossimo, vedendo il confronto come una occasione di crescita e non una possibilità di primeggiare.

Per quanto riguarda Bergoglio, sembra essere una persona mossa da passione cristiana, umiltà e luminosi principi, e le sue parole sono spesso condivisibili e a volte rivoluzionarie; ma la rivoluzione trova terreno fertile quando germogliano i fatti e crollano i muri, e non bastano le parole, per quanto sagge ed esaltanti. Bergoglio rappresenta una delle più potenti istituzioni religiose, che nel corso dei secoli si e’ rilevata letale e spietata nell’intento di plasmare la cultura di massa sulle proprie necessità di potere. La strada in cui vedremo la Chiesa cattolica rappresentare il messaggio di Gesù Cristo nella totalità del Suo amore e della Sua compassione e’ ancora molto lunga. Bergoglio sembra porsi come un’onda anomala di un oceano abituato alla sua imponenza. Attendiamo altre onde che si sommino alla sua e smuovano le acque tanto da spodestare la severa sovranità di questo oceano.

Pink Floyd, all’asta il mixer usato per registrare il mitico album “The Dark Side Of The Moon” Se aveste la possibilità di acquistare un oggetto di una grande musicista del passato, cosa comprereste? Intanto vorremmo sapere se il mixer dei Floyd vi interessa

Ci interessa sì!!! E magari anche Alan Parsons come fonico…Ok…wow! Vengono in mente una marea di cose andando senza filtri.ad un sacco di chitarre…In primis la Fender Strato bianca di Hendrix, quella con la macchia bluette della sua camicia ancora impressa sopra; il dobro di Knopfler della copertina di Brothers in Arms; la chitarra dell’assolo di Purple Rain di Prince, nonché la moto di Purple Rain, e il pianoforte che il folletto di Minneapolis usava in Rave Un2 The Year 2000; il maiale gonfiabile dei Pink Floyd, qualsiasi cosa loro in realtà..; una delle Trabant dell Zoo TV tour degli U2; una a caso delle maschere di Peter Gabriel; le pelli dei tom della batteria di Stewart Copeland con la scritta “Fuck Off” e la camicia multicolore che indossava Sting in Synchronicity; la tuba di David Paich…cose cosi’, ecco.

Un’altra domanda riguarda musica e serie televisive, anzi adesso si chiamano “fiction”: vi piacerebbe legare un vostro testo a quale serie: italiana (magari una realizzata veramente bene come Montalbano )? Oppure americana?

Il nostro frontman Francesco K Epiro e il batterista Fede Mongelli sono dei veri appassionati di serie TV, quindi l’idea di legare una nostra canzone alla colonna sonora di una fiction sarebbe esaltante. Fra le serie italiane, Gomorra e The Young Pope di Sorrentino sono le due che ci hanno convinto di più; in ambito americano la scelta e’ sicuramente più vasta: indelebili nel cuore Breaking Bad, la prima stagione di True Detective e The Walking Dead; poi anche House of Cards, Lost, Fargo e fra le ultime uscite Stranger Things e Westworld. Questi i primi titoli che vengono in mente.

Qual è il vostro sogno nel cassetto?

I sogni nel cassetto sono tanti e in continua evoluzione. Molti, ovviamente, riguardano ambiti anche non artistici. Come artisti possiamo dire che il nostro “successo” si realizza ogni volta che un cuore entra in sintonia con le nostre note e riconosce le proprie gioie e i propri tormenti nelle nostre parole. Riuscire a comunicare e trasmettere emozioni attraverso l’energia vibrante della musica e’ qualcosa che ci commuove ogni volta. Sia quando hai la fortuna di stare sopra un palco davanti ad un pubblico numeroso, sia quando sei nell’intimità di una stanza con un pianoforte e due poltrone. Comunicare, emozionare e magari aiutare o confortare nel tuo piccolo una persona attraverso una canzone; questo, ogni qualvolta accade, appaga i nostri sogni.

Che messaggio volete dare ai giovani talenti che desiderano intraprendere la vostra professione?

Fate una scelta! Quando sei giovane, magari talentuoso, hai una forte ambizione di affermarti come artista che ti scuote lo stomaco, e non riuscire ad emergere velocemente nel mainstream discografico spesso genera molte frustrazioni e tormenti. Ma non riuscire ad emergere nel mainstream discografico e’ una delle opzioni più probabili, per mille motivazioni che spesso hanno poco a che fare con l’arte e il talento. Ciò che superficialmente sembra un insuccesso, porta molti artisti a deprimersi, a sentirsi inadeguati, in molti casi ad abbandonare la musica. Secondo noi la strada del mainstream discografico e la carriera artistica sono due vie molto differenti. Non vogliamo essere ipocriti, quando le due strade combaciano e’ fottutamente fantastico. Tutti i musicisti sognano il grande palco e il grande pubblico, noi compresi. La differenza sta nello scegliere ciò che vogliamo essere. Scegliere di mantenere la propria identità artistica, essere devoti alla musica e non al mercato, evolversi comprendendo anche le esigenze del tuo pubblico e rinnovare la tua musica ad ogni nuova tappa formante raggiunta ma senza tradire la naturalezza e l’ispirazione che muove il tuo cuore; e’ una strada spesso più complicata e scevra di esaltazioni di massa e celebrazioni, ma non per questo priva di piccoli successi, che poi così piccoli non sono, e momenti emozionanti ed esaltanti. Inseguire il successo mediatico ed affermarsi nel mainstream e’ un altro mestiere, e, senza presunzione, non pensiamo sia meno nobile; scrivere un brano di successo, curare una produzione ad hoc per una major e’ una vera arte, molto meno immediata e accessibile di quanto si possa pensare. Però e’ una strada diversa, con regole, aspettative e modalità spesso lontane dalla realtà artistica di un musicista. Ripetiamo, non e’ impossibile che le due strade combacino, anche se al giorno d’oggi e’ molto più complicato rispetto a qualche anno fa, e il mainstream e’ pieno di musicisti puri e straordinari. Pero’ rimangono due strade diverse che occasionalmente s’incrociano e danno la fortuna ad un musicista di accedervi. Secondo noi e’ di conseguenza importante fare una scelta il prima possibile, all’inizio di una carriera. Scegliere la musica o il mercato e affrontare la propria scelta secondo le dinamiche necessarie

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