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Gattuso e Spalletti chi perde va in paranoia

Dostoevski diceva: “A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza”. Dopo Tottenham-Inter mi è venuta in mente questa frase. Aver schierato Nainggolan, ha fatto vincere a Spalletti il premio “masochista” del mese. Almeno su qualcosa ha gioito il tecnico di Certaldo: avere individuato, caso mai ne avesse avuto il dubbio, che Borja Valero è l’unico regista di rango che ha l’Inter. Lo spagnolo va a due pistoni, dura tra Natale e Santo Stefano, ma è l’unico che sa far giocare la squadra. Dovesse riuscire a qualificarsi agli ottavi di finale, il mister toscano dovrebbe accendere un cero grande come il Duomo. Aver perso contro gli inglesi a dieci minuti dalla fine, dopo aver passato il momento delle streghe, ha confermato che la squadra non ha raggiunto una mentalità affidabile. Qualche buon solista, alcuni stonati, direttore d’orchestra panchinaro. Così non si va da alcuna parte. Il Ninja sta diventando la croce di Spalletti, che l’ha voluto a tutti i costi, rinunciando perfino a Vidal. Ringraziano i locali notturni di Milano, un po’ meno i tifosi, che riponevano sul giocatore belga i propri sogni. Si scassano di risate gli avversari dei nerazzurri, che dopo aver avuto in mano la qualificazione, ora devono probabilmente fare un voto, come ad esempio una visita alla Madonna nera di Loreto. Se il Tottenham vincerà al Camp Nou, negli ultimi dieci anni ci sono riuscite solo tre squadre in 57 incontri (Shakhtar Donetsk, Rubin Kazan e Bayern Monaco), meriterà di qualificarsi alla seconda fase. Non credo al “biscottone”; non rientra nella filosofia del club catalano. Si sta sfiorando l’impresa di qualificare quattro squadre agli ottavi in Champions League, roba da brindisi eterno. Tornando a bomba sul campionato, il Milan riceve a San Siro il Parma, la squadra rivelazione di questo scorcio di torneo. Dopo aver rischiato grosso con il Dudelange, Gattuso è chiamato a ridimensionare gli emiliani che in classifica tallonano proprio i rossoneri. Vittoria nelle corde, ma la squadra non vive di luce limpida. All’Olimpico la Roma riceve l’Inter. Chi perde va in paranoia. Chi vince non gioisca troppo.

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