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A tu per tu con Francesca Vitale

Per la nostra rubrica dedicata ai personaggi oggi abbiamo intervistato Francesca Vitale, capitano della squadra di calcio femminile Milan Ladies. La prima domanda riguarda una tua breve biografia..

Ho 24 anni e gioco a calcio da quando ne ho 10. Il calcio per me è sempre stato la priorità, un bisogno irrinunciabile e una cosa alla quale non potevo assolutamente fare a meno. Ho avuto la possibilità di militare nel campionato di serie A con il Milan e con l’Inter e poi in seri B con il Milan Ladies. In questi anni ho avuto la fortuna di indossare la maglia azzurra della nazionale Under 17 e Under 19 partecipando a diversi campionati europei e ad un mondiale con la nazionale under 20.

Ragazze Vincenti (a league of theirown) è un film commedia del 1992 diretto da Penny Marshall. Nel 2012 è stato scelto per essere conservato nel national film registry della biblioteca del congresso degli stati uniti d’america. E’ la storia vera di un campionato di baseball tutto al femminile che si svolse nell’America del 1943, a causa della mancanza dei giocatori uomini impegnati nella guerra. La mia domanda si collega a questo film per quello che riguarda lo spirito di squadra che si creaall’interno di un gruppo e che si consolida più con le vittorie oppure nella sconfitte ?

La solidità di un gruppo ritengo che sia una delle cose più importanti di una squadra, perché è proprio la forza del gruppo che può permettere alla squadra di superare momenti di difficoltà, oltre che a rendere uniche le vittorie. La solidità e la compattezza di un gruppo si raggiungono dopo un periodo più o meno lungo, ma non è un meccanismo immediato. L’allenatore deve svolgere sicuramente un lavoro importante, tanto quanto il ruolo delle singoli giocatrici che compongono la squadra, soprattutto quelle un po’ più grandi ed esperte.

Cambiamo argomento parliamo di gossip? Alcuni scienziati dicono fa bene alla salute! Uno studio dell’università di Pavia dimostra che spettegolare rilascia ossitocina, l’ormone dell’amicizia, dell’affiliazione e dell’amore – crea affiatamento e consolida i gruppi sociali e crea una rassicurante bolla al di fuori del tempo, dove i commentatori possono sentire invulnerabilità perché si sta parlando delle vicende di qualcun altro. nella vostra squadra questo spesso accade ?

Dal mio punto di vista nelle squadre e nei gruppi in generale è impossibile che non si parli di gossip o di qualche argomento interessante che riesca ad incuriosire tutti i partecipanti. Questo accade anche nella nostra squadra. Ci sono dei momenti dove capita di parlare delle vicende di qualcun altro, che siano personaggi famosi, amici o colleghe. Siamo delle donne e penso sia normalissimo che questo accada, non riusciamo a farne a meno e per noi è un momento assolutamente sacro.

Lo spogliatoio come in tutti gli sport rimane un luogo sacro ?

Lo spogliatoio è sicuramente un luogo sacro per la squadra. All’interno dello spogliatoio vengono trattati svariati argomenti, dalle questioni sportive a quelle della vita quotidiana. Solo le giocatrici appartenenti alla squadra possono intervenire ed interagire quando si trattano determinati argomenti. L’atmosfera che si respira nello spogliatoio è fondamentale per la creazione di un gruppo, deve essere un’atmosfera che possono respirare solo le persone che ne fanno parte. E’ il luogo dove intervengono tutti i tipi di emozioni, come l’ansia da trasformare in adrenalina prima della partita, la rabbia e la tristezza per una sconfitta, la gioia e la felicità per una vittoria, e dove si ha la possibilità di condividere tutte queste emozioni con le proprie compagne.

Anni fa sulle reti mediaset fu programmato “Campioni, il sogno, o semplicemente campioni, è stato un reality show ambientato nel mondo del calcio. L’Obiettivo del reality era quello di seguire la vita sportiva e privata di una squadra di calcio esistente, scelta però con delle selezioni. il pubblico a casa, attraverso il televoto, sceglieva tre giocatori che l’allenatore della squadra doveva mandare in campo per almeno un tempo, salvo infortuni. i vincitori del programma ottenevano il diritto di partecipare al ritiro pre-campionato di juventus, inter e milan.La squadra che è stata oggetto del reality è stato il Cervia, che militava nel campionato di eccellenza, e che al termine della prima edizione del programma fu promossa, dopo quasi 35 anni, in serie d: Sarebbe un progetto attuabile adesso e vi piacerebbe parteciparvi siete aperte e pronte a subirne le critiche e le scelte degli altri ?

Secondo me sarebbe senza dubbio un bel progetto e una importantissima esperienza per noi ragazze che dobbiamo fare scoprire all’Italia che esiste anche il calcio femminile oltre a quello maschile. Mi piacerebbe partecipare a questo programma se ci fosse la possibilità e ritengo che possa essere un’occasione importante per le squadre che vengono scelte. Dal mio punto di vista subiamo critiche da tutti quanti ogni giorno, senza essere in televisione, quindi partecipare ad un reality potrebbe essere un’occasione nuova e diversa per metterci in gioco. Le critiche non mi interessano, tranne quando sono costruttive, e ritengo che il televoto da casa possa essere una metodica utile e divertente per spronarci a fare del nostro meglio durante tutto il percorso.

Come ogni anno la rivista d’economia Forbes ha diffuso i dati sugli sportivi che hanno guadagnato di più tra contratti con i club e sponsorizzazioni. tanti gli sport coinvolti: 3 giocatori di basket, 2 calciatori, 2 golfisti, 2 tennisti e 1 giocatore di football americano : io non trovo calciatrici tra e mi chiedo cosa serve per far si che anche nella vostra categoria ci sia parità di trattamento economico ?

Parlare di parità di trattamento economico in Italia per adesso purtroppo è utopia, al contrario negli Usa si è parlato recentemente di questa problematica e c’è stata una richiesta di parità di trattamento economico tra calciatori e calciatrici.Negli stati europei, dove vige il professionismo, non c’è ancora la parità economica ma le calciatrici sono trattate come tali e godono degli stessi servizi che vengono offerti ai calciatori.La speranza è che nel giro di poco tempo in questa classifica possa comparire anche qualche calciatrice.

Wags è l’acronimo di wives and girlfriends of sportsmen, ovvero mogli e fidanzate (o compagne) di sportivi famosi, in particolare calciatori. è usato anche al singolare, wag, per indicare una specifica partner di uno sportivo famoso: quanto è importante per te e voi calciatrici il denaro e soprattutto perchè non esiste una categoria al maschile ? Un compagno accanto aiuta nel tuo sport a motivarti ?

Il calcio è visto principalmente come uno sport maschile quindi tutto quello che ne segue viene interpretato allo stesso modo.Un compagno, una relazione stabile e un equilibrio ci aiutano sicuramente a livello emotivo e di concentrazione. Le persone che ci seguono ogni giorno, che ci aiutano e che ci sostengono hanno un ruolo importantissimo e se riescono a trasmetterci tranquillità noi riusciremo a concentrarci negli allenamenti e nelle partite.

Hygge (che si legge “hiugge”): consiste proprio nel vivere a pieno i momenti della quotidianità e condividerli, non sui social, ma in modo solidale.

Quando gioco e rincorro il pallone mi sento molto hygge perché noi ragazze giochiamo a calcio puramente per passione. E’ una passione enorme che ci accompagna fin da piccole, che ci porta a fare tanti sacrifici pur di essere sempre presenti ad ogni allenamento e ogni partita. Non ci facciamo spaventare dalla pioggia, dalla neve, dal freddo e continuiamo a riconcorre il pallone. Giochiamo a calcio perché ci divertiamo e stiamo bene, non per secondi fini. Siamo legate al gruppo e all’atmosfera della squadra ed è proprio questo, insieme alla nostra passione, a farci superare i momenti più duri e più difficili.

Tempo addietro il ministro del lavoro Poletti: “giovani italiani vanno all’estero? alcuni meglio non averli tra i piedi”. poi le scuse. utenti su twitter: “dimissioni”Ancora oggi questo personaggio sta al suo posto e mi piacerebbe avere un tuo commento?

Molti giovani oggi decidono di fare delle esperienze all’estero perché in Italia le possibilità di crescita sono minori. In Italia c’è la tendenza a puntare molto sugli stranieri piuttosto che sui giovani italiani. Secondo me questo è un grande sbaglio perché riducendo le possibilità di crescita agli italiani si farà più fatica a fare “esplodere” tanti talenti. Il rischio maggiore è che molti ragazzi, con grandi prospettive, abbiano poche possibilità di giocare nelle squadre italiane e quindi puntino a migrare in una squadra estera.

Come è nata la passione per il calcio, uno sport che in Italia è considerato esclusivamente maschile, rispetto ad altre discipline come la pallavolo il tennis o la pallanuoto?

Ho iniziato a tirare i primi calci al pallone quando andavo a vedere le partite di calcio di mio fratello. Ero piccola e volevo sempre usare i suoi vecchi scarpini per giocare con la palla durante la sua partita. Con il calcio è stato amore fin da subito. Ho provato anche molte altre discipline ma nessuna mi ha mai appassionato così tanto.

Quando hai ricevuto la telefonata dove ti informavano della convocazione all’europeo in Repubblica della Macedonia, che emozioni hai provato?

Le convocazioni con la nazionale sono sempre il coronamento di un sogno. In Italia, le calciatrici fanno molti sacrifici per riuscire a giocare a calcio e la possibilità di indossare la maglia azzurra è sicuramente la conquista più grande in assoluto. Cantare l’inno Italiano prima di una partita è una sensazione molto difficile da descrivere, posso solo assicurare a chiunque che è un’emozione incredibile, che trasmette addosso una carica enorme.

Hai disputato il mondiale in Giappone, l’Italia è stata eliminata al termine del girone. Ti sei mai chiesta cosa mancava per poter andare avanti?

La partecipazione al Mondiale in Giappone è stato frutto di una lunga preparazione e crescita della squadra perché erano tanti anni che una nazionale italiana di calcio femminile non partecipava ad una competizione mondiale. Abbiamo lavorato molto sia singolarmente sia con la squadra per preparaci al meglio per quella competizione, consapevoli dell’importanza e del livello delle nostre avversarie. Purtroppo siamo state eliminate al girone contro delle nazionali professioniste e preparatissime. La loro esperienza nelle competizioni mondiali ha sicuramente inciso molto nei risultati finali. Siamo uscite dal mondiale con tanta esperienza in più e tanta voglia di migliorarci per cercare di colmare le differenze con le altre realtà mondiali.

In televisione il più delle volte si parla di moduli e non di giocatori, anche nel calcio femminile la tattica ha un ruolo fondamentale?

Si, la tattica ha un ruolo fondamentale anche nel calcio femminile ma ovviamente sono i giocatori che scendono in campo che devono essere molto attenti a muoversi nel modo corretto, sono gli interpreti del modulo a fare la differenza. Molte volte un cambio tattico può essere l’arma vincente di una partita.

Nel calcio femminile, a differenza di quello maschile, che calciatrici di 15/16 anni si trovino in prima squadra: tu sei stata convocata a 19 all’europeo. Cosa si prova ad arrivare a certi livelli cosi giovani?

Con il passare degli anni è più semplice vedere calciatrici molto giovani giocare già nelle prime squadre. Io personalmente ho avuto la fortuna di esordire nel campionato di Serie A all’età di 14 anni e non molto tempo dopo anche a partecipare a campionati europei ; dal mio punto di vista, ma ritengo che valga per tutte le calciatrici giovani, è una grande fortuna. In questo modo si ha la possibilità di abituarsi a giocare già nelle massime categorie, ad abituarsi a quel ritmo di gioco e ad allenarsi con compagne molto più grandi e con tanta esperienza dalle quali si può imparare molto. Ci vuole personalità e carattere ma è il modo migliore per crescere velocemente e migliorarsi.

Tu hai disputato un campionato europeo e un mondiale, quali sono le differenze culturali nel calcio femminile tra l’estero e l’Italia? 

La differenza più importante è che in Italia noi calciatrici siamo considerate delle dilettanti mentre all’esterno, in quasi tutte le nazioni, le calciatrici sono professioniste. Questa secondo me è la differenza sostanziale. All’estero è tutto molto diverso, le ragazze non devono lavorare tutto il giorno e poi andare ad allenarsi la sera, hanno uno stipendio e sono trattate come i calciatori.In Italia una ragazza che gioca a calcio è guardata male e capita di incontrare persone che non conoscono neanche l’esistenza di un campionato femminile.Un’altra differenza fondamentale la troviamo nelle categorie giovanili. All’estero esistono delle vere e proprie scuole calcio per le bambine, con allenatori e professionisti che si dedicano a loro fin da piccole. In Italia questo non succede perché le bambine, per i primi anni, giocano nelle squadre maschili e non sempre si trovano delle persone preparate.

Quale può essere la scelta vincente affinché anche in Italia si arrivi ad una maggior considerazione del calcio femminile? L’Ingresso della tv?

L’ingresso della tv, quindi di conseguenza la trasmissione in diretta delle partite del campionato femminile, la pubblicità e le sponsorizzazioni aiuterebbero sicuramente la crescita di questo sport. Il calcio femminile ha bisogno di essere conosciuto e apprezzato da tutto il paese.

C’è un giocatore, anche del passato, a cui ti sei ispirata?

Fin da piccola mi sono ispirata a Nesta. Ricoprivo il suo stesso ruolo e l’ho sempre considerato come un grandissimo giocatore e modello dal quale poter imparare. Penso sia il difensore più forte degli ultimi anni, fino a quando era in attività lo seguivo tantissimo.

Un altro giocatore che ammiro molto, non solo per la mia fede calcistica, è Claudio Marchisio, giocatore molto forte e con un senso di appartenenza alla maglia che nel calcio di oggi ritengo sia difficile da trovare.

Cosa consigli daresti alle ragazze che vogliono iniziare a giocare a calcio e che magari vorrebbero arrivare a disputare un mondiale come hai fatto tu?

Ogni bambina che inizia a giocare a calcio regala una possibilità in più al mondo femminile per crescere e per svilupparsi. Consiglio alle bambine di iniziare a giocare a calcio perché è lo sport più bello del mondo, perché ti coinvolge completamente e perché può regalare grandissime soddisfazioni. La strada da percorrere non è facile, è piena di ostacoli e di difficoltà, ci saranno dei momenti tristi ma saranno proprio quelli i momenti nei quali dovranno lavorare di più.Per raggiungere gli obiettivi ci vuole tanta forza mentale, tanta dedizione, tanti sacrifici e a volte anche alcune rinunce. Bisogna credere fin dal primo giorno in quello che è l’obiettivo e non toglierselo dalla testa finchè non lo si raggiunge. Per ottenere dei buoni risultati bisogna avere personalità, bisogna essere lucidi nel valutare tutte le situazioni e non bisogna mai darsi per vinti.Il calcio regala sia gioie che dolori, ma spesso le vittorie più belle arrivano dopo delle brutte sconfitte. Consiglio a tutte le bambine di provare a puntare a qualcosa di grande e di provare a fare crescere questo sport perché le emozioni che si provano durante tutto questo percorso sono qualcosa di indescrivibile.

Che obiettivi ti sei posta per il futuro?

Mi piace vivere la mia vita giorno per giorno e non pensare troppo al futuro. Adesso l’obiettivo è finire al meglio la stagione calcistica con la mia squadra e con le mie compagne e poi penserò al futuro.

Quando smetterai di giocare intraprenderai la carriera da allenatrice come Carolina Morace oppure lascerai il mondo del calcio?

Come ho detto prima preferisco non guardare troppo avanti ma godermi il momento; adesso penso a fare la calciatrice ancora per un po’ di tempo. Ora come ora non penso che intraprenderò la carriera da allenatrice ma nella vita non si sa mai.

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